Il nuovo contratto a TEMPO DETERMINATO

Il nuovo contratto a TEMPO DETERMINATO

 

Il 15 luglio scorso è entrato in vigore il così detto “Decreto Dignità”. Con tale termine il legislatore ha voluto garantire dignità a tutti i lavoratori, e in generale ai cittadini, attraverso una legge anziché la creazione di lavoro. Ma vediamo di seguito le principali novità in tema lavoro.

Il primo tema toccato per sconfiggere la precarietà è una riforma sui contratti a termine. Infatti, il contratto a termine “libero” potrà essere sottoscritto fino a 12 mesi; dopo si ripristinano le causali, vale a dire le ragioni che giustificano il ricorso da parte del datore a un rapporto a tempo determinato. In questi casi, si potrà attivare un contratto a termine solo per due motivazioni, cioè per «esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; oppure per necessità «temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria, o per esigenze sostitutive di altri lavoratori».

Introdotte per la prima volta nel 1962, le causali sono state poi cancellate nel 2014, con il decreto Poletti, e ora ritornano. Sono di incerta applicazione, lasciano ampi margini di discrezionalità ai giudici, e portano solo ampio contenzioso. L’effetto pratico sarà quello di penalizzare i lavoratori a termine oltre i 12 mesi: per loro infatti sarà più difficile ottenere la stabilizzazione o un nuovo rapporto a tempo poiché l’azienda sarà disincentivata alla loro applicazione visti i motivi predetti.

Il “Decreto Dignità” riscrive in maniera piuttosto robusta il Decreto del 2014, che, come si ricorderà, aveva liberalizzato i contratti a termine per tutta la durata massima di 36 mesi, confermando un tetto quantitativo al loro utilizzo (20% dell’organico complessivo). Ebbene, da oggi, la durata complessiva di un rapporto a termine scende da 36 a 24 mesi, sono ammesse quattro proroghe (finora cinque), e «in occasione di ciascun rinnovo», anche in somministrazione, scatta un incremento contributivo di 0,5 punti percentuali, in aggiunta all’1,4% già previsto, dal 2012, dalla legge Fornero, e utilizzato per finanziare la Naspi (l’indennità di disoccupazione). La normativa diventa complessivamente più severa sui contratti flessibili. Il rischio, concreto, è di non produrre effetti positivi sull’occupazione, anzi tutt’altro.

La nuova disciplina si applica ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto, nonché ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in corso alla medesima data. Dalle nuove misure è esclusa la pubblica amministrazione, per la quale si continua ad applicare la disciplina precedente.

Il primo decreto di politica economica del Ministro Di Maio, interviene anche sul nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, in vigore dal 7 marzo 2015. Il provvedimento prevede un incremento del 50% degli indennizzi monetari, minimo e massimo, in caso di licenziamento illegittimo, che dagli attuali 4 e 24 mensilità passano ora a 6 e 36 mensilità.

In un contesto di accentuata crisi economica e finanziaria in cui versano le imprese italiane, è paradossale aumentare i costi per le aziende che licenziano per motivi economici!! Ci auguriamo che con la finanziaria di fine anno verranno strutturati interventi per la creazione di nuova occupazione, magari facendo incontrare l’esuberanza delle nuove generazioni con l’esperienza della vecchia.


Buste Paga, stop ai contanti. Da luglio i pagamenti devono essere tracciabili!